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Fulvio Tagliagambe:
Il processo di soggettivazione nasce dall’oscillazione tra appartenenza e individuazione, che nell’adolescenza diventa particolarmente conflittuale. L’ambiguità tra bisogno di dipendenza e desiderio di autonomia costituisce una risorsa fondamentale della vita psichica. Nella società contemporanea questo processo può incontrare nuovi ostacoli, favorendo precarietà identitaria e falso Sé. Il gruppo terapeutico può riattivare la soggettivazione attraverso l’esperienza della condivisione e del riconoscimento reciproco.
Nadia Fina:
La dipendenza appartiene originariamente alla condizione umana: si nasce dipendenti e attraverso il legame con l’altro si costruisce progressivamente la possibilità di esistere come soggetti. L’adolescenza riattualizza radicalmente questa tensione tra dipendenza e separazione, in un passaggio nel quale il soggetto è chiamato a ridefinire il rapporto con il corpo, con gli oggetti e con l’altro.
Le dipendenze contemporanee – da sostanze, dispositivi digitali, gaming, relazioni o altre forme di investimento compulsivo – possono essere comprese non soltanto come comportamenti patologici, ma come tentativi di ri-organizzare un’esperienza interna difficile da rappresentare.
L’oggetto della dipendenza tende allora ad occupare lo spazio della mancanza, riducendo l’intervallo tra bisogno e soddisfacimento dello stesso. In questo senso la dipendenza non elimina la mancanza: elimina il tempo necessario per poterla pensare.
Il lavoro terapeutico richiede quindi di spostare l’attenzione dall’oggetto dipendente alla funzione che esso assume nell’economia psichica e relazionale dell’adolescente.
Campo, atmosfera (ovvero qualità affettiva dello spazio relazionale), transfert e controtransfert diventano strumenti essenziali per comprendere tutto ciò che prende forma nella relazione di cura.
Il lavoro clinico viene così ripensato: non si tratta di sottrarre l’oggetto della dipendenza, quanto piuttosto di contribuire a generare le condizioni necessarie a fare emergere quell’intervallo tollerabile tra impulso e risposta. Il contrario della dipendenza non è l’indipendenza, ma la possibilità di avere più di una risposta alla propria mancanza.
Relatori:
* Nadia Fina: Psicoanalista psicoterapeuta individuale e di gruppo. Socia APG-Coirag. Preside della scuola di psicoterapia psicoanalitica COIRAG in cui insegna come docente. Membro della IIAAP.
* Fulvio Tagliagambe: psicoanalista associato della Società Psicoanalitica Italiana (SPI), Membro dell’International Psychoanalytical Association (IPA). Socio fondatore e Presidente del Cart Onlus, centro di psicoterapia e cura delle dipendenze.
